Lento fluire

Febbraio 8, 2021
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Descrizione

Dentro ognuno di noi si nasconde un luogo, un giardino segreto, un baule tutto nero che luccica al buio di cui, la frenetica quotidianità, ci ha fatto smarrire la chiave; il posto dei ricordi, l’unico lenimento possibile ai dolori della vita.

Per aiutarci ad aprire questo scrigno ecco che l’autore, forse impietosito per quanti san solo guardare e non osservare, ci prende per mano invitandoci a seguirlo, ad estraniarci da una realtà avversa, chiudendo gli occhi ed aprendo il cuore al mondo che fu perché anche il più triste dei ricordi legati ad una vita serena, è più appagante di una realtà solo apparentemente felice.

La vera felicità è dentro di noi ed ha il volto del Fabio, cammina a fianco dello zio Bortolo, ha il profumo dei ciclamini è solida come una cassapanca di noce, ma è anche un sentimento fugace pervaso di intima religiosità, una primavera seguita dall’autunno della maturità e dall’inverno della vecchiaia.

Per questo l’autore ha fissato i suoi ricordi su carta: perché non muoiano insieme a lui, perché lui non muoia con loro. Nei suoi scritti, prodotto di una vita, vi è la consapevolezza del passato, la fiducia nel futuro, rappresentato dal vivido sguardo di una bambina, ma non vi è il presente se non per rapidi cenni; terminato lo spazio rassicurante del ricordo, vi subentra un oggi inafferrabile e ostile, di per sé accettabile solo in virtù del processo interiore che ad esso ha portato.

Questo libro è la storia di un’anima senziente, persa, insieme a mille altre anime che han nostalgia delle cose buone, nel corso lento del fiume dei ricordi giovanili fino all’angusto passaggio nella roccia che introduce alla turbinosa cascata della vita adulta, che, rapida porta alla morte.

E’ un diario di viaggio interiore, raccontato in maniera schietta e con uno stile a volte volutamente ingenuo e colloquiale, a volte con rimandi tanto spontanei quanto imprevedibili all’opera degli scrittori “veri”, comunque in grado sempre di adattarsi sapientemente ai contenuti.

Uno stile che, progressivamente elevandosi e toccando punte di raffinato lirismo, accetta anche la sfida di argomenti come morte e solitudine, difficili da trattare senza scadere nel retorico e nel già detto. Sfida brillantemente superata, in questa sua prima fatica, da un autore multiforme, camaleontico, che fa dell’ironia la sua arma vincente, servendosene per descrivere le prime esperienze alla scoperta del mondo in cima alla Bagogia, così come per caratterizzare gli ultimi istanti prima del trapasso.

Un’ironia saggiamente amara, uno scudo contro le insidie del mondo, che si ritrova nelle chiose conclusive, che, senza aver la pretesa di insegnare alcunché, trasmettono quella sorta di schietta saggezza propria di chi ha interiorizzato le proprie esperienze.

La medesima, scanzonata, consapevolezza di sè che caratterizza lo sguardo trasparente di chi ha conosciuto il mondo com’è e come potrebbe essere e, avendo fatto tesoro dei propri ricordi, può permettersi, standosene sdraiato a fissar alberi di muro all’orizzonte, di guardare in faccia il proprio futuro con un sorriso beffardo sulle labbra.

Cosciente del fatto che sta nei ricordi la misura di quanto si è vissuto.

Sta nei ricordi la misura del valore della vita che verrà.

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